Rendimento corrente, rendimento a scadenza e rendimento effettivo: tre numeri diversi
- Il rendimento corrente è la cedola annua diviso il prezzo di mercato attuale: è semplice da calcolare ma ignora completamente il guadagno o la perdita in conto capitale alla scadenza.
- Il rendimento a scadenza (YTM) è il tasso che rende uguale il prezzo pagato oggi al valore attuale di tutti i flussi futuri (cedole più rimborso): è la misura più completa per confrontare obbligazioni diverse.
- Il rendimento effettivo annuo converte la convenzione di calcolo dell'YTM (spesso su base semestrale per le obbligazioni con cedola semestrale) nel tasso annuo composto realmente ottenuto, tenendo conto della capitalizzazione infrannuale.
- Nessuno dei tre numeri include l'effetto delle imposte, dei costi di negoziazione o del rischio che le cedole vengano reinvestite a un tasso diverso da quello ipotizzato nel calcolo.
Molti confrontano obbligazioni diverse guardando solo il rendimento corrente, spesso perché è il numero più facile da trovare e calcolare a mente. È anche il meno informativo dei tre: due obbligazioni con lo stesso rendimento corrente possono avere un rendimento a scadenza molto diverso se una quota sopra la pari e l'altra sotto la pari, perché solo l'YTM incorpora il guadagno o la perdita in conto capitale che si realizza detenendo il titolo fino alla fine.
Tre parole, tre numeri diversi
"Rendimento" è una delle parole più usate e meno precise nel linguaggio finanziario. Quando si parla di un'obbligazione, può indicare almeno tre grandezze diverse — rendimento corrente, rendimento a scadenza e rendimento effettivo annuo — che rispondono a domande diverse e, per lo stesso titolo, danno quasi sempre numeri diversi tra loro. Confonderle porta a confronti sbagliati tra titoli e a decisioni di investimento basate su un'informazione parziale.
Rendimento corrente: il più semplice, il più incompleto
Il rendimento corrente (current yield) è il rapporto tra la cedola annua e il prezzo di mercato attuale dell'obbligazione. FINRA lo definisce così: "current yield is the bond's coupon yield divided by its current market price". Riprendendo l'esempio della guida FINRA: un'obbligazione da 1.000 $ con cedola annua di 45 $ (coupon yield 4,5%) ha un rendimento corrente del 4,5% se quota esattamente a 100 (1.000 $). Se il prezzo sale a 103 (1.030 $), il rendimento corrente scende a circa 4,37% (45 ÷ 1.030), pur restando invariata la cedola in euro.
Il limite di questo indicatore è strutturale: ignora completamente cosa succede al capitale alla scadenza. Un'obbligazione che quota sotto la pari genererà, alla scadenza, un guadagno in conto capitale (perché rimborsa a 100 un titolo comprato sotto 100) che il rendimento corrente non cattura in alcun modo; una che quota sopra la pari genererà simmetricamente una perdita in conto capitale a scadenza, anch'essa ignorata dal rendimento corrente. Per questo il rendimento corrente è utile soprattutto per chi vuole stimare rapidamente il flusso di cassa periodico che riceverà, non per confrontare la convenienza complessiva di titoli diversi.
Rendimento a scadenza (YTM): la misura completa
Il rendimento a scadenza — meglio noto con l'acronimo inglese YTM (yield to maturity) — è il tasso di sconto che rende il valore attuale di tutti i flussi di cassa futuri di un'obbligazione (ogni cedola più il rimborso finale) esattamente uguale al suo prezzo di mercato corrente. FINRA lo descrive come "the overall interest rate earned by an investor who buys a bond at the market price and holds it until maturity": a differenza del rendimento corrente, l'YTM incorpora sia le cedole sia il guadagno o la perdita in conto capitale realizzato a scadenza rispetto al prezzo pagato.
Questo articolo non ricalcola da zero la definizione di YTM, già trattata nella voce di glossario dedicata di MarketSider: qui interessa soprattutto la sua relazione con gli altri due indicatori. La regola pratica è questa: se un'obbligazione quota sotto la pari, il suo YTM è sempre maggiore del rendimento corrente, che a sua volta è maggiore del tasso cedolare — perché l'YTM incorpora anche il guadagno di capitale a scadenza. Se quota sopra la pari, la relazione si inverte: YTM minore del rendimento corrente, a sua volta minore del tasso cedolare. Solo per un'obbligazione esattamente alla pari i tre numeri coincidono.
| Situazione prezzo | Tasso cedolare | Rendimento corrente | Rendimento a scadenza (YTM) |
|---|---|---|---|
| Sotto la pari (es. 96) | 4,00% (fisso) | ~4,17% | Più alto del rendimento corrente |
| Alla pari (100) | 4,00% (fisso) | 4,00% | 4,00% (coincidono tutti e tre) |
| Sopra la pari (es. 104) | 4,00% (fisso) | ~3,85% | Più basso del rendimento corrente |
Un'importante precisazione tecnica: l'YTM assume implicitamente che tutte le cedole intermedie vengano reinvestite esattamente al tasso YTM stesso fino alla scadenza. È un'ipotesi di calcolo, non una garanzia: se i tassi di mercato scendono dopo l'acquisto, le cedole reinvestite renderanno meno del previsto, e il rendimento realizzato effettivo sarà inferiore all'YTM calcolato all'acquisto. Questo scarto è oggetto specifico dell'articolo di questo percorso dedicato al rischio di reinvestimento.
Rendimento effettivo annuo: la capitalizzazione conta
Il terzo numero risponde a una domanda tecnica ma concreta: quando un'obbligazione paga cedole semestrali, il suo YTM viene convenzionalmente espresso come tasso nominale annuo capitalizzato due volte l'anno (una convenzione di mercato, non un obbligo matematico). Il rendimento effettivo annuo converte questo tasso nominale nel tasso annuo composto realmente ottenuto, tenendo conto che le cedole semestrali, se reinvestite, generano un piccolo effetto di capitalizzazione infrannuale.
Un esempio numerico rende il concetto concreto. Supponiamo un'obbligazione con YTM nominale dichiarato del 5,00%, capitalizzato semestralmente (cioè 2,50% ogni sei mesi). Il rendimento effettivo annuo si ottiene componendo i due semestri:
(1 + 0,025)² − 1 = 1,050625 − 1 = 0,050625, cioè 5,0625%
La differenza tra il 5,00% nominale e il 5,0625% effettivo (circa 6 centesimi di punto percentuale) è l'effetto puro della capitalizzazione infrannuale. Su titoli con cedole più frequenti (trimestrali) o su periodi di detenzione lunghi, questo scarto tra tasso nominale e tasso effettivo annuo può diventare più rilevante e merita di essere considerato quando si confrontano obbligazioni con frequenze cedolari diverse — un'obbligazione con cedola trimestrale e un'obbligazione con cedola semestrale che dichiarano lo stesso YTM nominale non offrono, a rigore, lo stesso rendimento effettivo annuo.
Nella pratica quotidiana, chi legge una scheda prodotto o una piattaforma di trading trova quasi sempre l'YTM già calcolato accanto al prezzo; il rendimento corrente va calcolato a mano dividendo la cedola annua per il prezzo, mentre il rendimento effettivo annuo compare più raramente ed è utile soprattutto quando si confrontano titoli con frequenze cedolari diverse tra loro.
Come si usano insieme, non in alternativa
Questi tre numeri non competono tra loro: rispondono a domande diverse. Il rendimento corrente risponde a "quanto flusso di cassa ricevo oggi rispetto a quanto pago"; il rendimento a scadenza risponde a "quale rendimento complessivo ottengo se detengo fino alla fine, cedole e guadagno/perdita di capitale incluse"; il rendimento effettivo annuo risponde a "qual è il tasso annuo composto reale, comparabile tra titoli con frequenze cedolari diverse". Per confrontare due obbligazioni con caratteristiche diverse, l'YTM (o meglio ancora, il rendimento effettivo annuo se le frequenze cedolari differiscono) è quasi sempre la misura più corretta da usare; il rendimento corrente resta utile come stima rapida del flusso di cassa periodico atteso.
Un secondo esempio: due obbligazioni a confronto
Per vedere perché il rendimento corrente da solo può ingannare, confrontiamo due obbligazioni ipotetiche con lo stesso rendimento corrente ma caratteristiche diverse.
Obbligazione Beta: valore nominale 1.000 €, cedola annua 5% (50 €), prezzo di mercato 100 (alla pari), scadenza tra 3 anni. Rendimento corrente: 50 ÷ 1.000 = 5,00%. Poiché quota esattamente alla pari, anche il suo YTM è circa 5,00%: chi la compra oggi e la detiene fino a scadenza non realizza né guadagno né perdita di capitale, oltre alle cedole.
Obbligazione Gamma: valore nominale 1.000 €, cedola annua 6% (60 €), prezzo di mercato 120 (sopra la pari), scadenza tra 3 anni. Rendimento corrente: 60 ÷ 1.200 = 5,00% — identico a Beta. Ma chi compra Gamma a 1.200 € oggi riceverà comunque solo 1.000 € di rimborso a scadenza: una perdita in conto capitale di 200 € spalmata sui tre anni, che l'YTM cattura e il rendimento corrente ignora completamente. L'YTM di Gamma sarà quindi sensibilmente più basso del suo 5,00% di rendimento corrente — indicativamente più vicino al 2% che al 5%, a seconda della scadenza esatta — perché deve assorbire quella perdita di capitale nel calcolo del rendimento complessivo.
Questo confronto mostra perché due titoli con lo stesso rendimento corrente possono essere investimenti molto diversi: senza guardare anche il prezzo rispetto al nominale (sopra o sotto la pari) e quindi l'YTM, il solo rendimento corrente avrebbe suggerito che Beta e Gamma fossero equivalenti.
Rendimento lordo e rendimento netto: cosa manca ancora
Tutti e tre gli indicatori trattati in questo articolo — corrente, a scadenza ed effettivo annuo — sono per convenzione calcolati al lordo di imposte. In Italia la tassazione delle cedole e del guadagno in conto capitale è diversa tra titoli di Stato (aliquota agevolata) ed emittenti corporate (aliquota ordinaria), e incide sul rendimento netto realmente incassato dall'investitore: due obbligazioni con lo stesso YTM lordo possono avere un rendimento netto diverso proprio a causa di questa differenza di trattamento fiscale. Questo percorso non tratta qui il dettaglio della tassazione — approfondito in un articolo dedicato del percorso fiscale di MarketSider — ma è importante ricordare che nessuno dei tre numeri di questo articolo è, di per sé, il rendimento che arriverà davvero sul conto corrente dell'investitore.
Errori comuni
L'errore più frequente è confrontare due obbligazioni guardando solo il rendimento corrente, senza considerare se quotano sopra o sotto la pari: si rischia di scegliere il titolo con il flusso di cassa immediato più alto ma il rendimento complessivo più basso. Un secondo errore è trattare l'YTM come un rendimento garantito: è un rendimento atteso condizionato all'ipotesi (spesso non verificata nella realtà) che tutte le cedole vengano reinvestite esattamente allo stesso tasso. Un terzo errore, più tecnico, è confrontare l'YTM nominale di obbligazioni con frequenze cedolari diverse senza convertirle prima in rendimento effettivo annuo comparabile.
Limiti del concetto
Nessuno di questi tre indicatori include l'effetto delle imposte (che in Italia trattano diversamente titoli di Stato ed emittenti corporate, come approfondito in un articolo dedicato del percorso fiscale di MarketSider), dei costi di intermediazione sostenuti per acquistare il titolo, o del rischio di credito dell'emittente — un'obbligazione high yield può mostrare un YTM molto alto proprio perché il mercato prezza una probabilità di default significativa, non perché sia un affare. L'YTM da solo, senza guardare il rating e lo spread di credito, può quindi essere fuorviante.
Le tre formule in sintesi
| Indicatore | Formula concettuale | Cosa cattura | Cosa ignora |
|---|---|---|---|
| Rendimento corrente | Cedola annua ÷ Prezzo di mercato | Flusso di cassa periodico rispetto al capitale investito oggi | Guadagno/perdita di capitale a scadenza; reinvestimento cedole |
| Rendimento a scadenza (YTM) | Tasso che eguaglia il prezzo al valore attuale di tutti i flussi futuri | Cedole più guadagno/perdita di capitale a scadenza | Rischio di credito realizzato; tasse; costi di negoziazione |
| Rendimento effettivo annuo | Composizione del tasso periodico su base annua: (1+i)ⁿ − 1 | Effetto reale della capitalizzazione infrannuale | Le stesse voci ignorate dall'YTM, più eventuali differenze di convenzione tra mercati |
Questa tabella non sostituisce il calcolo preciso — che richiede in pratica un foglio di calcolo o una funzione finanziaria dedicata per l'YTM, poiché l'equazione che lo definisce non ha in generale una soluzione algebrica diretta e va risolta per approssimazioni successive — ma aiuta a ricordare rapidamente cosa ciascun numero include e cosa lascia fuori.
Perché piattaforme diverse possono mostrare YTM leggermente diversi per lo stesso titolo
Un dettaglio pratico che genera spesso confusione: due piattaforme di trading possono mostrare un YTM leggermente diverso per la stessa obbligazione nello stesso momento. Le cause più comuni sono tre: la data di regolamento usata nel calcolo (il prezzo tel quel, comprensivo del rateo, cambia ogni giorno anche se il prezzo quotato resta simile — concetto approfondito nel prossimo articolo di questo percorso), la convenzione di conteggio dei giorni tra cedole (alcuni mercati usano 30/360, altri actual/actual), e l'arrotondamento del prezzo di mercato usato come input. Nessuna di queste differenze è un errore: sono scelte di convenzione diverse che producono risultati numericamente vicini ma non identici.
Implicazioni operative
Quando si confrontano obbligazioni sul mercato secondario, conviene guardare sempre il rendimento a scadenza (o effettivo annuo, se le frequenze cedolari differiscono) come misura principale di confronto, non il rendimento corrente da solo. È altrettanto importante ricordare che l'YTM riportato da una piattaforma di trading è un numero calcolato sotto ipotesi precise (reinvestimento delle cedole allo stesso tasso, nessun default, detenzione fino a scadenza): è una stima rigorosa, non una promessa di rendimento.
Metodologia
Le definizioni di coupon yield, current yield e yield to maturity sono verificate sulla guida FINRA "Understanding Bond Yield and Return", che fornisce anche l'esempio numerico di riferimento sul rendimento corrente. Il concetto di rendimento effettivo annuo (annualizzazione di un tasso composto su base infrannuale) è un principio standard di matematica finanziaria, coerente con la distinzione tra tasso nominale e tasso effettivo annuo usata anche nella normativa italiana su trasparenza bancaria (TAN/TAEG). Gli esempi numerici usano i dati ipotetici dell'obbligazione Alfa 4% 2031 già introdotta in questo percorso.
Fonti
- Understanding Bond Yield and Return — FINRA · Consultato 4 agosto 2026Definizioni di coupon yield, current yield e yield to maturity, con esempio numerico di riferimento.
- Bonds — FAQs — U.S. Securities and Exchange Commission — Investor.gov · Consultato 4 agosto 2026Contesto istituzionale su rischi e caratteristiche generali delle obbligazioni citate nel confronto tra indicatori di rendimento.
- Le obbligazioni — Banca d'Italia — L'economia per tutti · Consultato 4 agosto 2026Definizione istituzionale italiana di rendimento a scadenza come cedola periodica più scarto di emissione/negoziazione.
- Investire in titoli di Stato — FAQ (dietimi di interesse) — Ministero dell'Economia e delle Finanze — Dipartimento del Tesoro · Consultato 4 agosto 2026Riferimento su convenzioni di calcolo degli interessi maturati sui titoli di Stato italiani, rilevanti per il rendimento netto.
- STRIPS — U.S. Department of the Treasury — TreasuryDirect · Consultato 4 agosto 2026Riferimento incrociato: per un titolo zero coupon, rendimento corrente e YTM coincidono in modo particolare, approfondito nell'articolo successivo di questo percorso.
Nota editoriale
Contenuto informativo ed educativo, non consulenza finanziaria, fiscale o legale. I calcoli di rendimento presentati sono al lordo di imposte e costi di negoziazione. Per decisioni di investimento individuali rivolgersi a un professionista abilitato.
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