Cedola (Obbligazione)
Il pagamento periodico di interesse che l'emittente versa al possessore di un'obbligazione, calcolato applicando il tasso cedolare al valore nominale.
La cedola è l'importo di interesse che un'obbligazione paga periodicamente al suo possessore, in base al tasso cedolare (coupon rate) fissato all'emissione e applicato al valore nominale del titolo. Banca d'Italia, nel suo portale di educazione finanziaria, ricorda l'origine storica del termine: le obbligazioni cartacee erano fisicamente fogli a cui erano uniti dei tagliandi — le cedole, appunto — che rappresentavano il diritto a riscuotere gli interessi; oggi i titoli sono dematerializzati e la cedola è un accredito elettronico automatico sul conto dell'investitore. Il tasso cedolare, una volta fissato all'emissione, resta invariato per tutta la vita del titolo nelle obbligazioni a tasso fisso; nelle obbligazioni a tasso variabile, invece, è ancorato a un parametro di mercato (ad esempio un tasso di riferimento interbancario) e si aggiorna periodicamente secondo regole definite nella documentazione del titolo. La cedola non va confusa con il rendimento dell'obbligazione: il tasso cedolare è un dato contrattuale fisso, mentre il rendimento effettivo per chi acquista il titolo sul mercato secondario dipende anche dal prezzo pagato, che può differire dal valore nominale. **Esempio.** Un'obbligazione con valore nominale 1.000 € e tasso cedolare 3,5% paga 35 € di interesse l'anno, distribuiti secondo la frequenza cedolare prevista (35 € in un'unica soluzione se annuale, 17,50 € due volte l'anno se semestrale). Questo importo resta fisso per tutta la vita del titolo a tasso fisso, indipendentemente da come si muovono nel frattempo i tassi di mercato o il prezzo di negoziazione del titolo. **Errore comune e limite.** Un errore frequente è assumere che un tasso cedolare più alto renda automaticamente un'obbligazione più conveniente di una con cedola più bassa: se la prima quota molto sopra la pari, il suo rendimento a scadenza effettivo può risultare inferiore a quello della seconda, perché il prezzo pagato incorpora già il valore di quella cedola più generosa. Il confronto corretto tra due obbligazioni richiede sempre di guardare al rendimento a scadenza, non al solo tasso cedolare isolato dal prezzo di acquisto.