Obbligazioni

Probabilità di Default

La probabilità stimata, su un dato orizzonte temporale, che un emittente obbligazionario non riesca a onorare un pagamento dovuto di cedola o di capitale.

La probabilità di default (PD) è la stima, su un orizzonte temporale definito, della probabilità che un emittente non sia in grado di onorare i propri impegni contrattuali — il pagamento di una cedola o il rimborso del capitale a scadenza. È una delle due componenti fondamentali del rischio di credito, insieme al recovery rate (la quota di capitale recuperabile anche dopo un default): la loro combinazione determina la perdita attesa di un'esposizione obbligazionaria, un principio alla base sia della regolamentazione bancaria di Basilea sia della determinazione degli spread di credito sul mercato obbligazionario. Una ricerca della Banca dei Regolamenti Internazionali (BIS) mostra che la probabilità di default non è indipendente dal recovery rate: nei periodi di stress economico, entrambe le componenti tendono a peggiorare contemporaneamente — più emittenti falliscono nello stesso periodo, e il valore recuperabile dei loro asset scende per l'eccesso di offerta di collaterale simile sul mercato. Questa correlazione negativa amplifica le perdite attese nei momenti di stress oltre quanto suggerirebbe considerare le due componenti come indipendenti tra loro. **Esempio.** Se un emittente ha una probabilità di default stimata del 5% su un orizzonte di 5 anni e un recovery rate del 40%, la perdita attesa approssimata è 5% × (1 − 40%) = 5% × 60% = 3%. Se il recovery rate fosse invece del 70% (ad esempio per un titolo senior garantito), la perdita attesa scenderebbe a 5% × 30% = 1,5%, nonostante la stessa identica probabilità di default. **Errore comune e limite.** Un errore comune è trattare la probabilità di default come un dato certo e osservato, quando è in realtà una stima soggetta a revisione, spesso derivata dai rating delle agenzie o dai prezzi di mercato impliciti, con un margine di errore intrinseco specialmente in condizioni di mercato non ben rappresentate dai dati storici usati per calibrarla, un limite riconosciuto anche dalla stessa regolamentazione bancaria che si basa su queste stime.

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