Chi paga il rating: il conflitto e le regole
Che cos'è
Nel modello prevalente, l'agenzia che esprime un giudizio di merito creditizio è retribuita dal soggetto valutato.
È un conflitto di interesse strutturale: chi paga ha interesse a un giudizio favorevole, e chi incassa ha interesse a mantenere il rapporto negli anni successivi.
Perché conta
Non è un'ipotesi teorica. Il regime di vigilanza europeo nasce anche dalla constatazione che quel conflitto ha prodotto conseguenze concrete, e i suoi obiettivi dichiarati comprendono espressamente il rafforzamento dell'indipendenza delle agenzie.
Per chi legge un rating, sapere come viene pagato chi lo emette è un'informazione di contesto che nessun simbolo della scala contiene.
Come funziona
La disciplina non cambia il modello di remunerazione: lo circonda di divieti puntuali.
Un analista non può valutare un soggetto in cui detiene una partecipazione. È il caso più diretto, e il più facile da verificare.
Un secondo divieto riguarda la proprietà dell'agenzia: se un azionista detiene almeno il 5% del capitale sia dell'agenzia sia dell'entità valutata, l'agenzia non può emettere quel giudizio.
A questi si aggiungono obblighi di trasparenza, fra cui la pubblicazione di una relazione annuale, e requisiti su qualità e solidità delle metodologie impiegate.
Come si interpreta
I divieti rimuovono le sovrapposizioni più dirette. Il conflitto di fondo — chi paga il giudizio — resta, e va tenuto presente come contesto permanente.
Una conseguenza pratica: i giudizi non richiesti dall'emittente, quando esistono, hanno un profilo di incentivi diverso e vanno letti come tali.
Un'altra: la stabilità di un giudizio nel tempo non è di per sé una qualità. Un'agenzia riluttante a declassare per non perdere un cliente produce rating stabili e meno informativi.
Una terza riguarda la concorrenza fra agenzie. Un emittente può sollecitare più giudizi e pubblicare i migliori: la selezione avviene a valle, e chi legge vede solo ciò che è stato reso noto. Verificare quante agenzie coprono un emittente, e se i giudizi divergono, è un controllo semplice e informativo.
Resta infine il presidio più solido, che non dipende dalle agenzie: la disciplina impone a istituzioni e investitori di condurre una propria valutazione dei rischi di credito.
Errori frequenti
Il primo è ignorare il modello di remunerazione perché la disciplina esiste.
Il secondo è confrontare giudizi di agenzie diverse come se fossero prodotti con lo stesso processo.
Il terzo è leggere la stabilità di un rating come solidità dell'emittente.
Dove si incastra
Questo nodo spiega perché la disciplina europea contiene un obbligo rivolto non alle agenzie ma a chi usa i loro giudizi — il tema del nodo successivo.
Da qui in avanti
Il passo successivo guarda a quell'obbligo, che riguarda direttamente chi investe.
Metodologia
Come è costruito questo contenuto
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Fonti
- Credit rating agencies (Regulation (EC) No 1060/2009) — EUR-Lex — Publications Office of the European Union · Consultato 18 settembre 2026Le agenzie di rating devono registrarsi nell'Unione; dal luglio 2011 l'ESMA ha poteri di vigilanza esclusivi su di esse. Obblighi: evitare i conflitti di interesse (un analista non puo' valutare un soggetto in cui detiene una partecipazione; un azionista con almeno il 5% del capitale dell'agenzia e dell'entita' valutata preclude la valutazione), garantire qualita' e trasparenza con relazione annuale. I rating sovrani sono rivisti almeno ogni sei mesi e pubblicati dopo la chiusura delle borse e almeno un'ora prima della riapertura. La direttiva 2013/14/UE impone di non affidarsi unicamente o automaticamente ai rating esterni.
Nota editoriale
Avvertenza
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