Valore terminale: la metà nascosta di un DCF

valutazione-azienda18 settembre 2026·MarketSider Research · editor·4 min di lettura

Che cos'è

Il valore terminale è la parte di una valutazione per flussi scontati che rappresenta tutto ciò che l'impresa produrrà dopo l'ultimo anno proiettato in modo esplicito.

Poiché un'impresa non ha una data di scadenza, il modello deve chiudere in qualche modo un orizzonte infinito. Lo fa assumendo che dall'anno successivo in poi i flussi crescano per sempre a un ritmo costante e modesto, e comprimendo quella successione infinita in un unico numero.

Perché conta

La quota del valore che dipende dal valore terminale è quasi sempre maggioritaria: su una proiezione a cinque anni supera comunemente il settanta per cento. In pratica, la maggior parte del risultato di un DCF non viene dagli anni che si sono analizzati con cura, ma dalla formula che li chiude.

Chi non lo sa tende a discutere a lungo sui ricavi del terzo anno e ad accettare senza obiezioni il tasso di crescita perpetua, che invece è il numero che decide.

Come funziona

Il metodo più diffuso assume una crescita perpetua costante. L'ipotesi implicita è forte: che dopo l'orizzonte esplicito l'impresa abbia raggiunto un regime stabile, con margini costanti, investimenti in equilibrio con gli ammortamenti e nessuna discontinuità competitiva.

Questa assunzione è ragionevole per un'impresa matura in un settore stabile. Lo è molto meno per un'impresa che sta ancora costruendo la propria posizione, perché sta di fatto affermando che quella posizione durerà per sempre.

L'alternativa è il multiplo di uscita: si immagina di vendere l'impresa alla fine del periodo esplicito, a un multiplo coerente con le società comparabili. Sposta il problema, non lo elimina, ma ha il pregio di restare ancorata a prezzi osservabili.

Come si calcola

TV = F_n · (1 + g) / (r − g)

Con un flusso dell'ultimo anno di 100, un tasso di sconto dell'otto per cento e una crescita perpetua del due:

100 · 1,02 / (0,08 − 0,02) = 102 / 0,06 = 1.700

Il valore terminale così ottenuto è espresso in valuta dell'ultimo anno proiettato, e va a sua volta scontato a oggi prima di essere sommato ai flussi espliciti — un passaggio che salta più spesso di quanto si creda.

Si noti la sensibilità: portando la crescita dal due al tre per cento il denominatore scende da 0,06 a 0,05 e il valore terminale sale a 2.060, oltre il venti per cento in più. Un decimo di punto, in questa formula, non è un dettaglio.

Come si interpreta

Il primo controllo è aritmetico: il tasso di sconto deve superare la crescita perpetua, altrimenti la formula produce un valore negativo o infinito, che non significa nulla.

Il secondo è di buon senso: la crescita perpetua non può eccedere quella nominale di lungo periodo dell'economia. Un'impresa che crescesse stabilmente più dell'economia finirebbe per coincidere con essa.

Il terzo è di coerenza interna: se si assume che l'impresa continui a crescere, bisogna assumere anche che continui a investire per farlo. Un valore terminale costruito su flussi che crescono senza investimenti corrispondenti descrive un'impresa che non esiste.

Errori frequenti

Il più frequente è usare come flusso di partenza un anno anomalo — un anno eccezionalmente buono o gravato da investimenti straordinari — e proiettarlo all'infinito. Il valore terminale va costruito su un anno normalizzato.

Il secondo è dimenticare di scontare il valore terminale, sommandolo così com'è ai flussi già attualizzati: è un errore che gonfia il risultato di parecchi punti e non lascia tracce evidenti.

Il terzo è scegliere la crescita perpetua per far tornare il valore desiderato. Poiché la formula è ipersensibile a quel numero, è anche il punto in cui è più facile piegare un modello senza sembrare di farlo.

Dove si incastra

Il valore terminale è il luogo in cui una valutazione dichiara che cosa pensa della durabilità del vantaggio competitivo. Assumere una crescita perpetua positiva significa affermare che l'impresa continuerà a difendere la propria posizione indefinitamente: è un'affermazione sul fossato competitivo, scritta in forma di numero.

Da qui in avanti

Il passo successivo è la misura che dice se quella crescita crea valore o lo consuma: la redditività del capitale investito, da confrontare con il costo di quel capitale.

Metodologia

Come è costruito questo contenuto

Questa pagina fa parte di MarketSider Knowledge, il layer esplicativo di MarketSider. È contenuto educativo: spiega concetti, meccanismi e metriche della finanza, e non commenta l'andamento dei mercati.

Ogni nodo nasce dallo stesso schema strutturato, che risponde sempre alle stesse domande: che cos'è, perché conta, come funziona, come si calcola quando esiste una formula, come si interpreta, quali sono gli errori frequenti, come si collega al resto del sistema finanziario e che cosa conviene approfondire dopo.

Prima della pubblicazione il testo viene verificato su quattro piani:

  • terminologia — i termini tecnici corrispondono alle voci del glossario MarketSider a cui la pagina rimanda;
  • formule — dove una grandezza si calcola, l'espressione è verificata su un esempio numerico, e i limiti di validità sono dichiarati insieme alla formula;
  • relazioni — i collegamenti ad altri concetti e contenuti puntano a pagine che esistono, e non vengono creati per somiglianza di nome;
  • coerenza interna — definizioni, esempi e rimandi non si contraddicono fra loro né rispetto agli altri nodi del layer.

Le spiegazioni sono scritte per durare: dove un dato numerico invecchierebbe in fretta, il testo preferisce il meccanismo al valore puntuale. La pagina viene aggiornata quando un cambiamento è sostanziale — una definizione che evolve, una formula da precisare, un collegamento che cambia — e non a ogni oscillazione di mercato.

Fonti

  1. IAS 36 Impairment of Assets — IFRS Foundation — International Accounting Standards Board · Consultato 18 settembre 2026Il valore d'uso e' definito come i flussi di cassa futuri attesi attualizzati a un tasso di sconto appropriato: e' la struttura contabile del metodo dei flussi scontati.

Nota editoriale

Avvertenza

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Domande frequenti

Quanto pesa il valore terminale in un DCF tipico?
Su una proiezione a cinque anni supera spesso il settanta per cento del valore totale, e su una a dieci resta comunque maggioritario. Significa che la parte meno verificabile del modello e' anche quella che decide il risultato.
Quale crescita perpetua si puo' usare?
Una crescita che non superi quella di lungo periodo dell'economia in cui l'impresa opera. Un valore piu' alto implica che quella impresa, prima o poi, diventerebbe piu' grande dell'intera economia: e' aritmeticamente impossibile.
Esiste un'alternativa alla crescita perpetua?
Si', il metodo del multiplo di uscita: si applica all'ultimo anno proiettato un multiplo coerente con quelli di societa' comparabili. E' piu' ancorato al mercato e importa nel modello tutti i limiti dei multipli.
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