CCI e Williams %R: oscillatori meno noti
Che cos'è
Il CCI misura di quanto il prezzo si sia allontanato dalla propria media recente, normalizzando lo scostamento per la dispersione del periodo.
Il Williams %R misura dove si collochi la chiusura dentro l'intervallo fra massimo e minimo del periodo osservato, su una scala rovesciata.
Entrambi appartengono alla famiglia degli oscillatori, insieme all'indice di forza relativa e allo stocastico.
Perché conta
Conoscerli serve meno a usarli che a capire una cosa più generale: la proliferazione degli indicatori tecnici non corrisponde a una proliferazione di informazione.
Tutti partono dalla stessa serie di prezzi e la trasformano in modi diversi. Quando concordano non si stanno confermando a vicenda: stanno ripetendo lo stesso dato.
Come funziona
Il CCI ha una caratteristica che lo distingue: la scala non è chiusa. Mentre l'indice di forza relativa vive fra zero e cento, il CCI può assumere valori molto ampi, e le soglie convenzionali che si usano sono per l'appunto convenzioni.
Il Williams %R è quasi identico allo stocastico nella costruzione, con l'orientamento invertito. La quasi-identità è istruttiva: due indicatori con nomi diversi e la stessa informazione.
La normalizzazione per la dispersione, nel CCI, rende i valori in qualche misura confrontabili fra strumenti diversi — cosa che gli indicatori basati sul livello di prezzo non permettono.
È l'unica differenza che porta con sé un vantaggio pratico reale: permette di confrontare quanto due strumenti si siano allontanati dalla propria norma, anche quando i loro prezzi non hanno nulla in comune.
Come si interpreta
Valgono le stesse cautele degli altri oscillatori. I valori estremi descrivono uno sbilanciamento del movimento recente, non una valutazione, e in una fase direzionale forte possono restare estremi a lungo.
Le soglie vanno confrontate con la storia recente dello stesso strumento, perché la scala di riferimento si sposta.
La rassegna empirica più ampia sulla profittabilità delle regole tecniche — 95 studi moderni, 56 positivi, 20 negativi, 19 misti — accompagna quel conteggio con l'avvertenza che la maggior parte degli studi soffre di selezione delle regole dopo aver visto i dati e di stime ottimistiche dei costi.
Errori frequenti
Il primo è accumulare oscillatori credendo di raccogliere conferme indipendenti.
Il secondo è importare le soglie di un indicatore su un altro, che ha una scala costruita diversamente.
Il terzo è scegliere l'indicatore dopo aver visto quale avrebbe funzionato sullo storico.
Dove si incastra
Questi due completano la famiglia degli oscillatori e chiariscono, per contrasto, che cosa distingue un indicatore da un altro: la trasformazione, non l'informazione.
Da qui in avanti
Il passo successivo guarda ai sistemi che provano a descrivere il mercato per intero invece che con una singola misura.
Metodologia
Come è costruito questo contenuto
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Ogni nodo nasce dallo stesso schema strutturato, che risponde sempre alle stesse domande: che cos'è, perché conta, come funziona, come si calcola quando esiste una formula, come si interpreta, quali sono gli errori frequenti, come si collega al resto del sistema finanziario e che cosa conviene approfondire dopo.
Prima della pubblicazione il testo viene verificato su quattro piani:
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Fonti
- What do we know about the profitability of technical analysis? — Cheol Ho Park e Scott H. Irwin, Journal of Economic Surveys 21(4), 786-826 — University of Illinois · Pubblicato 1 settembre 2007 · Consultato 18 settembre 2026Rassegna di 95 studi moderni sulla profittabilita' delle strategie tecniche: 56 risultati positivi, 20 negativi, 19 misti. Gli autori segnalano che gran parte degli studi soffre di data snooping, selezione ex post delle regole e difficolta' nella stima di rischio e costi di transazione.
Nota editoriale
Avvertenza
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