Rendimento atteso e dispersione: i due numeri di partenza

Guida Investimenti18 settembre 2026·MarketSider Research · editor·3 min di lettura

Che cos'è

Ogni costruzione quantitativa parte da due grandezze: quanto ci si attende di guadagnare e quanto quel risultato può variare.

Il rendimento atteso è la media della distribuzione dei rendimenti possibili. La dispersione — misurata da varianza e dalla sua radice, la deviazione standard — descrive quanto i rendimenti si allontanano da quella media.

Perché conta

Nessuna delle due si osserva: si stimano, da una serie storica o da un modello. Trattarle come dati invece che come stime è l'errore che si propaga a tutto ciò che viene costruito sopra.

C'è poi un'asimmetria poco nota e molto rilevante: le due grandezze non si stimano con la stessa affidabilità.

Come funziona

La stima della dispersione migliora aumentando il numero di osservazioni. Passando da rilevazioni mensili a giornaliere su uno stesso anno si ottiene una stima sensibilmente più stabile.

La stima del rendimento atteso non funziona così: dipende dalla lunghezza del periodo osservato, non da quante osservazioni contenga. Per ridurne l'errore in modo apprezzabile servono decenni, e su decenni il fenomeno stesso cambia.

Ne discende un'indicazione pratica: le costruzioni che dipendono soprattutto dal rischio sono più solide di quelle che dipendono soprattutto dai rendimenti attesi.

Come si calcola

σ_anno = σ_periodo · √(periodi per anno)

Una deviazione standard giornaliera dell'1% corrisponde a circa il 15,9% annuo. La radice del tempo vale però solo se i rendimenti sono indipendenti fra loro: nei mercati che tendono a proseguire il movimento la formula sottostima, in quelli che rimbalzano sovrastima.

Come si interpreta

Le stime vanno accompagnate dal periodo su cui sono calcolate. Una volatilità del 12% non significa nulla senza sapere su quanti anni e con quale frequenza.

Le condizioni di calma producono stime basse proprio prima dei periodi in cui servirebbero alte. È la ragione per cui la vigilanza bancaria, nel rivedere i requisiti patrimoniali per il rischio di mercato, ha imposto di calibrare le misure su periodi di stress invece che su condizioni correnti.

Errori frequenti

Il primo è usare il rendimento medio storico come rendimento atteso senza dichiarare quanto è incerto.

Il secondo è annualizzare una volatilità giornaliera senza verificare l'ipotesi di indipendenza.

Il terzo è confrontare misure calcolate su periodi e frequenze diverse.

Dove si incastra

Queste due grandezze sono l'ingresso di ogni modello di portafoglio e di rischio: la loro qualità determina quella di tutto il resto.

Da qui in avanti

Il passo successivo guarda alla forma della distribuzione che quelle due grandezze pretendono di riassumere.

Metodologia

Come è costruito questo contenuto

Questa pagina fa parte di MarketSider Knowledge, il layer esplicativo di MarketSider. È contenuto educativo: spiega concetti, meccanismi e metriche della finanza, e non commenta l'andamento dei mercati.

Ogni nodo nasce dallo stesso schema strutturato, che risponde sempre alle stesse domande: che cos'è, perché conta, come funziona, come si calcola quando esiste una formula, come si interpreta, quali sono gli errori frequenti, come si collega al resto del sistema finanziario e che cosa conviene approfondire dopo.

Prima della pubblicazione il testo viene verificato su quattro piani:

  • terminologia — i termini tecnici corrispondono alle voci del glossario MarketSider a cui la pagina rimanda;
  • formule — dove una grandezza si calcola, l'espressione è verificata su un esempio numerico, e i limiti di validità sono dichiarati insieme alla formula;
  • relazioni — i collegamenti ad altri concetti e contenuti puntano a pagine che esistono, e non vengono creati per somiglianza di nome;
  • coerenza interna — definizioni, esempi e rimandi non si contraddicono fra loro né rispetto agli altri nodi del layer.

Le spiegazioni sono scritte per durare: dove un dato numerico invecchierebbe in fretta, il testo preferisce il meccanismo al valore puntuale. La pagina viene aggiornata quando un cambiamento è sostanziale — una definizione che evolve, una formula da precisare, un collegamento che cambia — e non a ogni oscillazione di mercato.

Fonti

  1. Revised framework for market risk capital requirements issued by the Basel Committee — Bank for International Settlements (BIS) — Basel Committee on Banking Supervision · Pubblicato 14 gennaio 2016 · Consultato 18 settembre 2026Il quadro rivisto sostituisce il value-at-risk con una misura di expected shortfall in condizioni di stress, per catturare in modo prudente il rischio di coda e mantenere l'adeguatezza patrimoniale nelle fasi di tensione. Introduce orizzonti di liquidita' differenziati al posto di un unico orizzonte uniforme, e ridefinisce il confine fra portafoglio di negoziazione e portafoglio bancario.

Nota editoriale

Avvertenza

Questo contenuto ha finalità informative e didattiche. Non è una consulenza finanziaria, fiscale o legale personalizzata, non tiene conto della situazione, degli obiettivi o della propensione al rischio di chi legge, e non costituisce una raccomandazione a comprare, vendere o detenere alcuno strumento finanziario.

Le informazioni di mercato, la normativa e il trattamento fiscale possono cambiare nel tempo e variare in base al Paese e alla situazione individuale. Prima di prendere una decisione, valuta le tue circostanze e, se necessario, rivolgiti a un professionista abilitato.

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Domande frequenti

Il rendimento atteso e' una previsione?
No. E' la media della distribuzione dei rendimenti possibili, stimata da dati storici o da un modello. In entrambi i casi e' una stima con un errore, e l'errore su questa grandezza e' particolarmente ampio.
Perche' la dispersione si stima meglio del rendimento?
Perche' converge piu' rapidamente all'aumentare delle osservazioni. Con gli stessi dati si ottiene una stima della volatilita' molto piu' stabile di quella del rendimento medio.
Che cosa cambia con la frequenza dei dati?
Aumentare la frequenza migliora la stima della dispersione ma non quella del rendimento atteso, che dipende dalla lunghezza del periodo osservato e non dal numero di osservazioni al suo interno.
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