Gestione del Rischio

Rischio di Concentrazione

Il rischio che una parte eccessiva del portafoglio dipenda da un singolo titolo, settore, emittente o area geografica, amplificando le perdite se quella specifica esposizione va male.

Il rischio di concentrazione nasce quando il capitale non è distribuito in modo sufficientemente ampio: può riguardare un singolo titolo (es. il 40% del portafoglio in un'unica azione), un settore (es. tutto il portafoglio in tecnologia), un emittente obbligazionario, una valuta o un paese. È concettualmente l'opposto della diversificazione ed è una delle cause più comuni di perdite gravi per gli investitori retail, spesso per bias comportamentali: dipendenti che accumulano azioni della propria azienda, investitori che sovrappesano titoli familiari (home bias) o che lasciano crescere senza ribilanciare una posizione molto performante fino a farla diventare sproporzionata. A livello bancario e regolamentare, il rischio di concentrazione è esplicitamente riconosciuto come categoria di rischio nell'ambito del Pillar 2 del framework di vigilanza prudenziale (Basilea/EBA): le banche devono valutare e detenere capitale aggiuntivo per le esposizioni concentrate che i requisiti patrimoniali standard (Pillar 1) non catturano pienamente, perché il default di un singolo grande debitore o l'esposizione a un singolo settore può generare perdite molto più severe di quanto suggerisca un modello di rischio medio diversificato. Per un portafoglio di investimento personale, il rischio di concentrazione si misura in pratica guardando il peso percentuale della posizione più grande, il peso del settore più rappresentato e il grado di sovrapposizione tra strumenti diversi (es. più ETF che replicano indici con forte peso comune sugli stessi titoli, come spesso accade con le mega-cap tecnologiche USA).

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