Fiscalità

IVAFE

Imposta sul Valore delle Attività Finanziarie detenute all'Estero: 0,20% annuo sugli strumenti finanziari esteri, 34,20 euro fissi per i conti correnti esteri sopra 5.000 euro di giacenza media.

L'IVAFE è l'imposta patrimoniale dovuta dalle persone fisiche fiscalmente residenti in Italia che detengono attività finanziarie all'estero: dossier titoli presso broker non italiani, conti correnti in banche estere, partecipazioni in società estere non quotate. È l'equivalente concettuale dell'imposta di bollo italiana, ma si applica agli strumenti detenuti fuori dal perimetro degli intermediari italiani. Per gli strumenti finanziari (azioni, obbligazioni, ETF, fondi), l'aliquota è dello 0,20% annuo sul valore di mercato al 31 dicembre, senza soglia di esenzione. Per i conti correnti e i libretti di risparmio esteri, l'imposta è un importo fisso di 34,20 euro annui per conto, dovuto solo se la giacenza media annua supera 5.000 euro. L'IVAFE richiede la compilazione del quadro RW del Modello Redditi, salvo che il broker estero abbia nominato un rappresentante fiscale in Italia che agisca da sostituto d'imposta, riportando di fatto la posizione a un trattamento assimilabile al regime amministrato. Un broker con sede in un altro Paese dell'Unione Europea è comunque considerato estero ai fini IVAFE, salvo questa eccezione: conta la residenza fiscale dell'intermediario, non la sua appartenenza all'UE. L'omessa compilazione del quadro RW comporta sanzioni dal 3% al 15% del valore non dichiarato per anno, rilevabili tramite lo scambio automatico di dati CRS tra Paesi. Un aspetto spesso frainteso è che un broker con sede in un altro Paese dell'Unione Europea è comunque considerato estero ai fini IVAFE, salvo la presenza di un rappresentante fiscale italiano: conta la residenza fiscale dell'intermediario, non la sua appartenenza all'UE, un dettaglio che porta molti investitori a sottostimare i propri obblighi dichiarativi quando scelgono un broker europeo pensando erroneamente che sia equiparato a uno italiano. Per gli strumenti finanziari denominati in valuta diversa dall'euro, il valore ai fini IVAFE va convertito al cambio di riferimento di fine anno, il che significa che l'imposta dovuta può variare da un anno all'altro anche solo per effetto delle oscillazioni valutarie, indipendentemente dalla performance reale dello strumento sottostante nella sua valuta originaria. L'IVAFE si affianca concettualmente all'imposta di bollo italiana, applicata invece ai dossier titoli detenuti presso intermediari con sede in Italia: le due imposte non si sovrappongono mai sullo stesso strumento, perché si applica l'una o l'altra a seconda della localizzazione dell'intermediario, non entrambe cumulativamente. Se il Paese estero in cui è detenuto il conto applica a sua volta un'imposta patrimoniale equivalente, è previsto un meccanismo di credito d'imposta che evita la doppia imposizione patrimoniale, sebbene questo scenario sia raro per i principali Paesi europei e nordamericani in cui gli investitori italiani tipicamente operano.

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