Inflazione core USA al 3,4% a maggio: massimo da ottobre 2023, preoccupa la Fed
L'indice dei prezzi al consumo personale (PCE), l'indicatore di inflazione preferito dalla Federal Reserve, ha registrato un aumento annuale del 3,4% a maggio, il livello più alto degli ultimi sette mesi. Questo dato è superiore alle aspettative del mercato che prevedevano un incremento del 4,1% su base annuale, segnalando una pressione inflazionistica più persistente del previsto nell'economia americana. L'accelerazione dell'inflazione core, che esclude i prezzi volatili dell'energia e dei generi alimentari, rappresenta un segnale allarmante per i politici monetari della Fed, già impegnati nel delicato equilibrio tra contenere l'inflazione e sostenere l'occupazione. Questo sviluppo potrebbe influenzare le decisioni sui tassi di interesse nelle prossime riunioni, potenzialmente scoraggiando i tagli ai tassi che i mercati stavano prezzando. Per gli investitori italiani, una Fed più hawkish comporterebbe tassi più elevati negli USA, rafforzando il dollaro e creando headwinds per le esportazioni europee, mentre potrebbe supportare i rendimenti dei bond americani.
Questa notizia è rilevante perché l'accelerazione dell'inflazione core PCE al 3,4% (massimo da ottobre 2023) contrasta con le aspettative di disinfazione e forza la Fed a posticipare i tagli ai tassi, generando una correzione ribassista sui bond lunghi (aumento dei rendimenti) e volatilità nei mercati azionari growth-heavy come il Nasdaq. Il dollaro si rafforza significativamente, penalizzando le esportazioni europee e italiane mentre supporta i rendimenti USD, creando un ambiente di flight-to-quality verso asset difensivi.
Scenario simile a giugno 2023 quando l'inflazione core americana rimase più elevata del previsto, costringendo Powell a segnalare una possibile pausa nei tagli (giugno 2024 successivamente). La Fed mantiene posizione hawkish dal 2022; oggi il mercato aveva già prezzato 3-4 tagli per il 2024, ora rivisti al ribasso a 1-2 tagli, analogamente a quanto accaduto nella guidance di maggio 2023.
- Acquisto di obbligazioni a lungo termine (TLT, BTP) con rendimenti ora superiori al 4.0-4.3%, offrendo rendite reali attractive dopo anni di repressione finanziaria
- Rotazione verso value e finanziari (JPM, BAC, MS, GS) che beneficiano di tassi più alti per più tempo, con margini di interesse bancari ancora compressi ma destinati a restare elevati
- Consolidamento defensivo su utility (ENEL.MI, NEE), FMCG (PG, KO, COST) e farmaceutici (JNJ, AZN) che mantengono pricing power in contesto inflazionistico
- Persistenza dell'inflazione core oltre il 3% che innesca un'inflazione salariale (wage-price spiral) e costringe la Fed a mantenere tassi al 5.25-5.50% più a lungo, danneggiando le valutazioni azionarie
- Apprezzamento del dollaro oltre i 106 punti dell'indice DXY, che riduce la competitività di export di multinazionali USA e penalizza azioni europee in USD
- Sell-off obbligazionario con TLT che scende verso 90-92 (rendimento 10Y sopra il 4.5%), creando contagio verso i bond italiani con spread BTP-Bund in allargamento
- Andamento di SPY, QQQ, TLT nelle prossime sedute
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- Evoluzione del sentiment e dati macro collegati
- Reazione dei mercati nelle prossime 24-48 ore