Secondo uno studio riportato dal Financial Times, l'Unione Europea ha implementato appena il 15% delle raccomandazioni contenute nel rapporto Draghi sulla competitività, evidenziando un significativo ritardo nell'esecuzione delle misure strategiche. Il rapporto, presentato come roadmap per rafforzare la posizione competitiva dell'Ue rispetto a Usa e Cina, rimane in gran parte inattuato a causa di difficoltà politiche e burocratiche. I progressi risultano limitati principalmente ai settori di esclusiva competenza comunitaria, mentre languono gli interventi che richiedono coordinamento tra Stati membri. Per gli investitori, questo rappresenta un segnale negativo sulla capacità dell'Europa di modernizzare la propria economia e affrontare le sfide strutturali. La lentezza nell'implementazione delle riforme compromette la competitività di aziende europee e il potenziale di crescita dell'economia continentale, con ripercussioni negative su indici e titoli legati al mercato europeo nel medio-lungo termine.
Questa notizia è rilevante perché il mancato avanzamento delle riforme Draghi (solo 15% implementato) segnala paralisi decisionale in UE, con conseguente deterioramento del differenziale di competitività verso USA e Cina. Questo genererà pressure ribassista su equity europee e una potenziale divergenza negativa dei multipli rispetto ai mercati anglo-americani, particolarmente sui titoli tech e industriali continentali.
Analoghe situazioni di stallo europeo si verificarono post-2012 (crisi del debito sovrano) e 2020-2021 (divergenza fiscale UE-USA), con recuperi lunghi 18-24 mesi. Il rapporto Draghi rappresentava il tentativo di sinergizzare la risposta europea post-pandemic, simile agli sforzi falliti di coordinamento su tassazione digitale e regolamentazione tech 2018-2022.
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