Crisi Iran non basta: i gestori attivi perdono ancora contro l'indice
Il recente conflitto tra Stati Uniti e Iran ha rappresentato un test cruciale per i gestori di fondi attivi, che teoricamente dovrebbero sfruttare volatilità geopolitica e incertezza per battere il mercato. Invece, anche questa situazione ha confermato la tendenza storica: la stragrande maggioranza dei fondi gestiti attivamente continua a sottoperformare gli indici passivi. Gli investitori che hanno scommesso su capacità di timing e selezione titoli hanno di nuovo perso contro chi semplicemente detiene un portafoglio diversificato a basso costo. Questo accade perché i mercati incorporano rapidamente le informazioni, rendendo quasi impossibile per i professionisti anticipare i movimenti. I costi elevati dei fondi attivi (commissioni, turnover, tasse) amplificano ulteriormente il divario negativo rispetto agli ETF passivi. Per gli investitori italiani, la lezione è chiara: il fai-da-te con selezione titoli e timing strategico raramente ripaga rispetto a una strategia passiva a basso costo, indipendentemente dalla volatilità geopolitica.
Questa notizia è rilevante perché la notizia evidenzia il persistente underperformance dei fondi attivi rispetto agli indici passivi anche in contesti di elevata volatilità geopolitica, determinando una potenziale accelerazione dei flussi verso ETF passivi a basso costo e una contrazione delle commissioni sui gestori attivi. Questo fenomeno amplifica la pressione sui fondi tradizionali e rafforza la domanda per strumenti passivi, con implicazioni dirette su valutazioni e margini delle società di asset management.
La sottoperformance sistematica dei fondi attivi rispetto agli indici è un tema ricorrente dagli anni 2000, particolarmente evidenziato durante crisi geopolitiche (2008, 2011, 2020 pandemia) quando il mercato ha incorporato shock informativi troppo rapidamente per permettere ai gestori di capitalizzare su timing tattico. Studi accademici, in primis l'indice S&P SPIVA, documentano che oltre l'80% dei fondi attivi fallisce nel battere l'indice su orizzonti decennali, fenomeno che ha alimentato la crescita esponenziale di BlackRock, Vanguard e iShares negli ultimi 15 anni.
- Crescita della domanda per ETF passivi e piattaforme automatizzate di robo-advisory che offrono diversificazione a costi ultra-bassi
- Consolidamento del settore con acquisizioni di piccole SGR da parte di grandi player globali con piattaforme passive scalabili
- Possibilità per gestori attivi di reinventarsi con modelli ibridi a basso costo o smart beta che combinano passivo e tattica quantitativa
- Accelerazione della transizione dai fondi attivi ai passivi con erosione delle fee strutturali per asset manager tradizionali
- Compressione dei margini e della redditività per gestori come Eurizon, Amundi e altre SGR italiane che dipendono da commissioni attive
- Volatilità geopolitica (Iran) potrebbe comunque creare dislocazioni temporanee che puniscono ulteriormente chi insegue strategie attive costose
- Andamento di SPY, QQQ, VTI nelle prossime sedute
- Volatilità geopolitica (Iran) potrebbe comunque creare dislocazioni temporanee che puniscono ulteriormente chi insegue...
- Evoluzione del sentiment e dati macro collegati
- Reazione dei mercati nelle prossime 24-48 ore

